Si tende a pensare all'inquinamento dell'aria come a un problema che riguarda soprattutto l'esterno — traffico, industria, smog cittadino. Ma la maggior parte del tempo la passiamo in ambienti chiusi, e l'aria che respiriamo lì dentro ha fonti in parte diverse, alcune delle quali le generiamo noi stessi senza accorgercene.
Quello che entra da fuori
Una parte dell'aria di casa arriva inevitabilmente dall'esterno: attraverso finestre, infissi non perfettamente a tenuta, sistemi di ventilazione. Porta con sé particolato fine, ossidi di azoto, ozono a livello del suolo, e in generale tutto quello che già respiriamo fuori — solo filtrato in parte dalle strutture dell'edificio.
Quello che produciamo noi in casa
La parte meno intuitiva è quanto inquinamento venga generato dentro casa: materiali da costruzione e arredi che rilasciano composti organici volatili (COV) per mesi o anni dopo l'acquisto, prodotti per la pulizia, la cottura dei cibi, il fumo di tabacco dove presente, muffe in ambienti umidi, acari della polvere, e impianti di riscaldamento/climatizzazione mal mantenuti che possono ricircolare più di quanto puliscano.
Le fonti tipicamente citate includono: allergeni (pollini, acari, peli di animali), composti organici volatili da mobili e vernici, monossido di carbonio da apparecchi a combustione mal ventilati, microrganismi (muffe, batteri), fumo di tabacco e biomassa, oltre a un contributo residuo di particolato e ozono dall'esterno.
Non è un problema solo delle grandi città: l'inquinamento indoor riguarda allo stesso modo contesti urbani e rurali, perché molte delle fonti principali (arredi, prodotti per la pulizia, umidità) sono indipendenti da dove si vive.
Chi ne risente di più
Gli effetti dell'inquinamento indoor interessano soprattutto l'apparato respiratorio e cardiovascolare, con un possibile coinvolgimento del sistema nervoso in caso di esposizione prolungata a certi composti. Le categorie generalmente considerate più vulnerabili sono i bambini piccoli, le persone anziane, chi soffre già di patologie respiratorie, e chi fa attività fisica intensa in ambienti chiusi (respirando quindi volumi d'aria maggiori).
Cosa si può fare, in pratica
Le leve principali restano tre, e non si escludono a vicenda: ventilazione (arieggiare regolarmente, anche in inverno), controllo dell'umidità (un ambiente troppo umido favorisce muffe e acari — è il tema su cui questo sito si concentra oggi, vedi le nostre guide sui deumidificatori), e filtrazione dell'aria tramite purificatori dedicati, il tema storico di questa sezione. Nessuna delle tre da sola risolve tutto: la combinazione giusta dipende dal problema specifico.
Nelle prossime pagine di questa sezione approfondiamo alcuni scenari specifici in cui la qualità dell'aria conta particolarmente: allergie e asma, sensibilità chimica multipla, fumo di tabacco e ambienti sanitari.