Quando l'odore di fumo sparisce, non significa che l'aria sia tornata pulita. Il fumo di tabacco ambientale (ETS, Environmental Tobacco Smoke) è una miscela complessa che lascia tracce ben oltre la percezione olfattiva.
Cosa contiene davvero
Il fumo ambientale è descritto come una combinazione di migliaia di sostanze chimiche diverse, sotto forma di particelle solide, liquide e componenti gassosi. Tra i composti più citati: nicotina, idrocarburi volatili, fenoli, acidi, metalli pesanti, monossido e biossido di carbonio, oltre a composti come benzene, formaldeide e acetaldeide.
Le particelle del fumo sono estremamente fini, mediamente più piccole di un batterio: questo le rende capaci di restare sospese a lungo nell'aria e di penetrare in profondità nelle vie respiratorie.
Perché non è solo una questione di odore
La componente gassosa del fumo è responsabile della maggior parte degli odori e delle sostanze irritanti percepite, ma non è l'unica cosa che conta: una filtrazione efficace del fumo ambientale richiede di intercettare sia il particolato sia i componenti gassosi contemporaneamente. Un ambiente che "non sa più di fumo" può comunque contenere concentrazioni residue non trascurabili di questi composti, specie su superfici e tessuti (il cosiddetto fumo di "terza mano").
Perché è una delle sfide più difficili per un impianto di filtrazione
Il fumo di tabacco è generalmente considerato una delle prove più severe per qualunque sistema di purificazione dell'aria, in particolare in ambienti di dimensioni medie con più fumatori: la combinazione di particelle finissime e componenti gassosi diversi richiede tecnologie di filtrazione multiple (particellare + a carboni attivi), non un singolo tipo di filtro.
La misura più efficace resta comunque evitare che il fumo si accumuli nell'ambiente chiuso fin dall'origine, per esempio fumando all'aperto ove possibile, più che affidarsi solo alla filtrazione successiva.